blood cells


Colesterolo e obesità, colesterolo, arteriosclerosi e infarto, colesterolo e calcoli biliari: il comune denominatore di tutte queste malattie è dunque il colesterolo. Questa semplice sostanza naturale, che è la componente fondamentale dell’organismo, è diventata un ulteriore fattore di ansia e preoccupazione dell’uomo moderno. Tuttavia il colesterolo svolge importanti ed essenziali funzioni: contribuisce a formare le membrane attraverso le quali la cellula si nutre, respira e scambia i suoi componenti con le altre cellule; è il “padre” biochimico di numerosi ormoni fondamentali e di sostanze come gli acidi biliari, componenti essenziali della bile, senza la quale sarebbe impossibile una normale funzione digestiva. Contrariamente alla comune opinione, il colesterolo deriva non soltanto dagli alimenti, ma anche da sintesi biochimiche che avvengono in molti settori dell’organismo.

Viene eliminato per trasformazione in altri composti (come gli acidi biliari) o direttamente con la bile. Il corpo umano mantiene in equilibrio il suo patrimonio di colesterolo, in modo che il “bilancio” fra le entrate e le uscite chiuda sempre in pareggio. Questo equilibrio è ottenuto mediante alcune sostanze (le lipoproteine per il sangue e gli acidi biliari per la bile), che trasportano il colesterolo attraverso il corpo (che è formato per gran parte da acqua) in quanto il colesterolo, come tutti i grassi, non è solubile e quindi trasportabile nei mezzi acquosi.

Quando l’equilibrio organico si rompe gli “spazzini” del colesterolo non sono più sufficienti a trasportarlo e mantenerlo in soluzione, ed esso precipita. E questa una delle cause metaboliche dell’arteriosclerosi e della calcolosi biliare. Secondo recenti acquisizioni, l’equilibrio del colesterolo corporeo, dipende da quattro fattori principali: l’assunzione alimentare (e quindi la dieta), la formazione di nuovo colesterolo da parte dell’organismo (nell’obesità e in alcune malattie ereditarie il corpo produce colesterolo in eccesso), la possibilità di solubilizzazione e di trasporto del colesterolo nel sangue e infine la rimozione attraverso la bile. Infatti questo intenso traffico lipidico del corpo umano è regolato dal fegato: stazione di arrivo, transito e partenza.
Da molti anni si è sostenuto che quando il colesterolo nel sangue supera i 250 mg (valori normali 180-200 mg) c’è il rischio che le arterie si ammalino (arteriosclerosi) e in particolare si ammalino le coronarie, che sono le arterie che nutrono il cuore. Le coronarie imbrattate di grassi costituiscono il terreno sul quale, nella maggioranza dei casi, scoppia l’infarto. Questa ipotesi, però, non spiega perché molte persone che hanno il colesterolo alto vivano fino alla tarda vecchiaia, mentre altre con livelli di colesterolo normale muoiano ugualmente di infarto. In realtà, secondo le più recenti ricerche, si dovrebbe distinguere il colesterolo “buono” da quello “cattivo”, in quanto esiste appunto una certa quantità di colesterolo che tende a danneggiare le arterie, e un colesterolo che, invece, viene trasportato al fegato, qui riversato nella bile ed eliminato per via intestinale gente. Precisi strumenti di indagine consentono oggi di individuare il colesterolo “buono” da quello “cattivo”, anzi di dividerlo in due frazioni che prendono il nome delle proteine, cioè di altre sostanze con le quali il colesterolo è legato.

Queste due frazioni si chiamano:

– lipoproteine a bassa densità (beta-lipoproteine o LDL);
– lipoproteine ad alta densità (alfa-lipoproteine o HDL).

Il colesterolo LDL: è quello “cattivo”, poiché tende a depositarsi nelle arterie dando origine alla placca arteriosclerotica.
Il colesterolo HDL: è considerato “buono”, in quanto ha la funzione di mantenere pulite le arterie. Più “spazzini” cioè più alfalipoproteine circolano nel sangue, più si è protetti contro il colesterolo “cattivo”; al contrario se le alfa-lipoproteine sono scarse mentre le beta-lipoproteine sono alte, il rischio di arteriosclerosi aumenta. Ciò spiega perché individui, per esempio con 300 mg di colesterolo, hanno le arterie pulite. Quasi certamente in questi soggetti una grande quantità del loro colesterolo è legato alle alfa-lipoproteine, cioè agli “spazzini” del sangue. Al contrario vi sono persone che pur avendo valori di colesterolo normale, sono affetti da una coronariopatia arteriosclerotica. In essi quindi, la frazione di colesterolo legata alle beta-lipoproteine è prevalente. Con l’avanzare dell’età, i tassi di colesterolo nel sangue aumentano, ma purtroppo la proporzione tra colesterolo HDL e LDL cambia a favore di quest’ultimo, anche per il contributo in grassi saturi (animali) che arriva quotidianamente dagli alimenti. Quindi il problema non è quello di ridurre globalmente il colesterolo nel sangue, ma di riuscire a ridurre selettivamente soltanto il colesterolo LDL, e se mai, di alimentare 1’HDL.

Il colesterolo introdotto per via alimentare non è del tutto responsabile dell’ipercolesterolemia (eccesso di colesterolo nel sangue). Una notevole quantità di colesterolo viene prodotta all’interno dell’organismo. Un aumento del colesterolo nel sangue può dipendere dal fatto che il fegato ne produce più del necessario, o ne viene eliminato meno di quanto sia dovuto attraverso la bile. Malattie del fegato (come i calcoli, o l’insufficienza epatica), e metaboliche (come il diabete) possono provocare un aumento del colesterolo, indipendentemente dalla dieta. È altrettanto vero, però, che riducendo l’apporto di colesterolo dall’esterno, per via alimentare, si aiuta comunque a ridurre il tasso di colesterolo nel sangue, fintantochè non si è riusciti a identificare o curare la causa interna del disturbo. Quindi occorre non abolire, ma consumare con moderazione gli alimenti che contengono molto colesterolo, come le uova, le cervella, i grassi animali, i formaggi, il burro. Un posto a parte occupano lo zucchero e i carboidrati in genere che, in chi ha problemi di metabolismo degli zuccheri (diabetici e altri), si trasformano in colesterolo e trigliceridi. Le modifiche più importanti da attuare sono quindi:

– meno calorie; 
– meno grassi;
– meno grassi animali;
– meno zucchero;
– meno sale;
– più amidi (pane, pasta, riso);
– più fibre (verdure, crusca e legumi);
– più acidi grassi.

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