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L’alcoolismo imperversa in tutto il mondo. Si ritiene che negli Stati Uniti la popolazione colpita sia il 3,9%, in svizzera il 2,4%, in Francia il 2,9%, ma le percentuali salgono se si considerano anche le forme più lievi. Tutte le bevande alcoliche possono esserne la causa, poiché ciò che conta è la quantità di alcool puro ingerito, qualunque sia la bevanda che lo contiene.
In Italia domina in vinismo; il vino rappresenta infatti oltre l’80% dell’alcool totale consumato. La media nazionale del consumo di vino si aggira sui 130 litri pro capite all’anno, mentre la spesa totale per bevande alcooliche ha toccato nel 1973 i 2000 miliardi di lire.

Cause dell’alcoolismo

Sono numerose. Da una parte, fattori legati alla personalità dell’individuo, dall’altra fattori sociali favoriscono l’alcolismo. Tendenzialmente, l’etilisrno si sviluppa soprattutto in soggetti affettivamente immaturi, molto dipendenti dalle persone che stanno loro intorno e che abbiano delle importanti tendenze depressive. Sono spesso in causa un’inadattabilità alla vita sociale, una predisposizione all’ansia, sotto l’apparenza talvolta ingannevole dell’autorità.
Le cause sociali sono molteplici. I rituali sociali, i fattori familiari, le condizioni di vita (alloggio, lavoro, ecc https://it.wikipedia.org/wiki/Dieta_mediterranea.), gli interessi economici hanno un ruolo preponderante.

Metabolismo dell’alcool nell’organismo

Quando è ingerito in dosi moderate, l’alcool viene ossidato grazie ad un meccanismo fisiologico. Un enzima secreto dal fegato, l’alcooldeidrogenasi, ossida l’alcool in presenza di una sostanza (cofattore) chiamata NAD (nicotinamidodinucleotide) e lo trasforma in acetaldeide, poi in acido acetico. Questa reazione libera 7 calorie per grammo d’alcool che sono utilizzabili fisiologicamente per un totale di 600-700 calorie, ossia la metà dei consumi basali dell’organismo. La quantità di alcool che può cosi essere ossidata in un’ora per chilogrammo di peso e che si chiama coefficiente d’etildeidrogenazione, varia da 60 a 80 mg. Questa quantità non è modificata nè dal lavoro mucolare nè dal freddo. Si può dunque valutare in 100 o 120 g la quantità di alcool tollerabile (cioè circa un litro di vino a 12°) che un adulto di 70 kg circa può consumare in più riprese nell’arco di ventiquattro ore. Quando è assorbito in dosi maggiori o quando si tratta di un alcolizzato o di un soggetto denutrito, l’alcool viene bruciato da un altro meccanismo ancora poco conosciuto e diventa pericoloso per l’organismo. In effetti, questo meccanismo mette in opera un’ossidazione (cioè una distruzione) di acidi nucleici e di aminoacidi provenienti dalla massa muscolare. Il prodotto di quest’ossidazione è l’acqua ossigenata che, sotto l’influsso di un enzima, la catalasi, ossida a sua volta l’alcool www.ncbi.nlm.nih.gov. Questo meccanismo, che moltiplica per cinque la velocità d’ossidazione dell’alcool, provoca una perdita proteica.

Conseguenze dell’alcoolismo

 

La mortalità dovuta all’alcoolismo è in genere sottovalutata, dato che i decessi che ne derivano direttamente o indirettamente vengono in genere attribuiti ad un’altra causa. Tuttavia, è stato ampiamente dimostrato che, nella gerarchia delle cause di decesso, si colloca al terzo posto, immediatamente dopo le malattie cardiovascolari ed il cancro.
In Italia, si è verificato un allarmante incremento delle malattie derivanti dall’ alcoolismo. Infatti, mentre dal 1951 al 1968 il consumo di vino passava da 89 a 130 litri pro capite all’anno, e dal 1957 al 1969 il consumo di liquori aumentava dell’80%, le cirrosi epatiche sono passate da 12 a 30 su 100 000 abitanti nel periodo 1951-1972. Bisogna inoltre segnalare che i ricoveri in ospedale psichiatrico per psicosi alcolica sono passati dal 5% del totale nel 1947 al 19% nel 1974.
Grave è l’incidenza sociale dell’alcoolismo, che favorisce la criminalità, gli incidenti sul lavoro e gli incidenti della strada.
Negli Stati Uniti si calcola che il 50% delle morti per traffico siano imputabili al consumo di alcolici, mentre nel mondo intero la percentuale varia dal 30 al 55%.
In Italia, un recente studio statistico su 400 casi di decesso per incidente automobilistico ha rilevato che il 54% dei casi presentava un’alcolemia superiore allo 0,05%.

Trattamento

Si deve iniziare il più precocemente possibile se si vuole aumentare la percentuale delle guarigioni ed evitare dei postumi definitivi. Per raggiungere quest’obiettivo, si dovrebbe effettuare, come già si fa per la tubercolosi, un’individuazione sistematica degli alcolizzati. Allo stadio iniziale, una semplice informazione sulle possibili conseguenze dell’alcoolismo cronico e saggi consigli di moderazione possono essere sufficienti ad arginare l’esordiente tossicomania. Più avanti si rende necessario il ricovero. Dopo lo svezzamento, che a volte è delicato, si deve instaurare una cura di disgusto. Questa consiste nel creare nell’ammalato un riflesso condizionato che gli provochi una repulsione per la bevanda preferita. A questo scopo si utilizzano sia l’apomorfina sia il disulfirame. L’apomorfina scatena il vomito nel paziente quando, subito dopo la sua somministrazione, gli si fa ingerire la bevanda alcolica preferita; il trattamento con disulfirame provoca nell’ammalato una reazione caratteristica (tachicardia, rossore e calore del viso, abbassamento della pressione arteriosa), che appare rapidamente dopo una minima ingestione di alcool. Un trattamento psicologico (psicoterapia di gruppo, psicodramma), effettuato presso istituti specializzati spesso consolida i risultati ottenuti con la cura del disgusto. In un secondo tempo si prescrive per un prolungato periodo il disulfirame come medicina di sostegno. In effetti, l’ammalato sottoposto alla sua azione sa che non può ingerire nessuna bevanda alcolica, ed è più facile prendere una compressa ogni mattina piuttosto che resistere tutto il giorno alla tentazione.
Purtroppo le ricadute sono frequenti e gli ammalati devono essere seguiti dal punto di vista medico per parecchi anni.

Dosaggio dell’alcool

Può essere effettuato direttamente sul sangue prelevato dalla vena oppure indirettamente partendo dall’aria espirata, dato che esiste un rapporto costante tra il tasso alcolico dell’aria alveolare e quello del sangue.
· Dosaggio del sangue.
La metodica ufficiale è quella di Nicloux, che consiste nel mettere, dopo distillazione, l’alcool a contatto con del bicromato di cui si sia misurata la quantità utilizzata. Ci sono anche altri procedimenti: la metodica enzimatica con l’alcool-deidrogenasi e la cromatografia in fase gassosa.
· Dosaggio indiretto partendo dall’aria espirata.
Si può fare una grossolana valutazione dell’alcolemia con un alcool-test. Questo piccolo apparecchio è composto da un tubo di vetro contenente un reattivo (bicromato di potassio in graini + acido solforico). A una estremità si fissa un boccaglio e all’altra un sacco di plastica della capacità di un litro. I vapori alcolici passando sul reattivo ne provocano il viraggio dal giallo al verde per una lunghezza tanto grande quanto più elevato è il tasso alcolico dell’aria espirata. L’inconveniente di questo apparecchio è qello di non poter misurare un’alcoleia superiore a 0,80 g, dato che a partire da questo livello tutto il reattivo e saturo it.wikipedia.org.
Apparecchi più perfezionati pemnettono di misurare con precisione e quasi istantaneamente il tasso esatto di alcolemia partendo dall’aria espirata. In uno di essi, l’aria raccolta in un sacco di plastica viene convogliata i una soluzione di bicromato di potassio, la cui decolorazione è misurata da due cellule fotoelettriche contrapposte.

Alcolemia

L’alcool viene rapidamente assorbito dall’apparato digerente (dal duodeno in particolare) e poi diffuso nel sangue e nei liquidi organici.
Il tasso alcolico per litro di sangue, o alcolemia, aumenta rapidamente dopo l’ingestione di una bevanda alcolica. Raggiunge il livello massimo in 45 minuti circa e ritorna a zero in un lasso di tempo variabile tra 6 e 20 ore dopo aver raggiunto la punta più elevata. Mantenendo uguale la quantità di alcool ingerito, questo tasso è più basso quanto lo stomaco è pieno di alimenti (fino alla metà), è più elevato per dei liquidi a forte gradazione alcolica (cognac, whisky, ecc.), ed è ugualmente più elevato e più precoce nei soggetti che hanno subito una gastrectomia (ablazione dello stomaco). A digiuno l’ingestione, in un breve lasso di tempo, di tre quarti di litro di vino fa salire l’alcolemia ad un tasso variabile tra 0,50 e 0,80 g, mentre l’ingestione di 2 litri la fa arrivare a 2 o 3 g d’alcool per litro di sangue. A digiuno l’ingestione, in un breve lasso di tempo, di tre quarti di litro di vino fa salire l’alcolemia ad un tasso variabile tra 0,50 e 0,80 g, mentre l’ingestione di 2 litri la fa arrivare a 2 o 3 g d’alcool per litro di sangue

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